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2015 - Villa Contarini di Piazzola sul Brenta: nota storica

 

 

 




VILLA CONTARINI - NOTA STORICA per i giornalisti

 

La Versailles del Veneto: una storia di splendori, decadenza e rinascita

 

E’ nota coma la “Versailles del Veneto”.  Di certo è la più imponente tra le oltre 4 mila e 200 ville venete ad oggi censite. Solo Villa Manin, a Passariano, in Friuli, può gareggiare con questa per impianto scenografico e per dimensioni.

Villa Contarini è l’armonico insieme di stratificazioni che partono dall’anno  mille e giungono allo scorso Ottocento.

L’impianto originario dell’edificio è attribuito ad Andrea Palladio; meno noti gli altri architetti che lo hanno contornato di aggiunte, sino a conferirle l’aspetto attuale. Nonostante il sovrapporsi di diverse mani e lo scorrere dei  secoli con i loro differenti gusti, l’insieme attuale appare perfettamente omogeneo, straordinariamente elegante.

Le dimensioni sono davvero colossali. Il solo corpo padronale misura più di 180 metri di lunghezza. La facciata di Buckingham Palace, per fare un raffronto, non supera i 120 metri. Poi l’Ala Napoleonica, e la grande dependance ad uso agricolo, che in tempi passati fungeva da collettore di tutte le attività che coinvolgevano  gli estesi possedimenti terrieri circostanti.

La villa è immersa in un grandioso parco con peschiere ed un lago, parco che si spinge quasi  sino al fiume Brenta.

Provenendo da Padova, è anticipata da un maestoso viale di magnolie centenarie che sfocia nell’enorme piazza ad emiciclo dove si svolgono, durante l’estate grandi concerti e appuntamenti di musica leggera e, ogni prima domenica del mese, uno dei mercati di antiquariato più estesi d’Italia.

Solo una delle due ali dell’emiciclo è stata completata con un imponente braccio a porticato. Sul lato opposto, una doppia alberatura richiama l’andamento di una architettura mai completata.

L’acqua qui è davvero importante. Definisce il paesaggio, zampilla alta dalla grandiosa fontana di fronte alla villa, scorre nelle pescherie dove, com’è documentato dai racconti e dalle incisioni del celebre “Orologio del piacere”, si svolgevano fantastiche naumachie, spettacolo gradissimo agli augusti ospiti della Villa.

Lo stesso volume ricorda i pranzi, ovviamente sontuosi e arricchiti da giochi e musica. Cui si poteva essere invitati, a seconda del rango, a sedersi a tavola con i proprietari, a pranzare sul prato sottostante l’ampia gradinata di accesso, o semplicemente a guardare, onore anch’esso molto ambito. Al di là della cancellata e della peschiera, il popolo, che poteva solo invidiare, ma da lontano, gli invitati a guardare.

La storia della villa è fatta da momenti di splendore e da periodi di abbandono, seguiti dalla rinascita.

Passata dai Contarini ai nobili Correr-Giovanelli, nel 1852 la villa, ormai in stato di abbandono, divenne proprietà della famiglia Camerini, che la riportò agli antichi splendori. Alla fine dell'Ottocento venne anche creato il vasto parco all'inglese a nord della villa, oltre 40 ettari con boschetti, laghetti, viali alberati, chalet, peschiere e grande ghiacciaia. I Camerini infatti industrializzarono Piazzola, innalzando opifici e case per gli operai. Il paese, passò da territorio prettamente agricolo a uno dei paesi più industrializzati del Veneto.

Fautore dell’industrializzazione fu Paolo Camerini, agricoltore e uomo politico italiano (Padova 1868 - Piazzola sul Brenta 1937); studioso di problemi agrari, pioniere delle bonifiche, deputato liberale dal 1900 al 1913. Nel 1902 fu nominato cavaliere del lavoro e nel 1925 creato duca. Il Camerini era uomo di cultura, una sorta di antesignano 'uomo del nord-est', concepì la funzione della villa come icona padronale inserita in un sofisticato e razionalissimo piano urbano di sviluppo sociale-industriale

Paolo era figlio di Luigi Camerini e Fanny Fava. Suo padre Luigi era il nipote dell'analfabeta e milionario Silvestro Camerini (morto quasi novantenne a Padova nel 1866) dopo aver acquistato , tra le moltissime proprietà , anche la villa di Piazzola sul Brenta.

Paolo fu orfano di padre a 16 anni, a 21 ereditò il titolo di conte e la vasta fortuna dei Camerini, consistente in 100.000 ettari di terreni, distribuiti tra il Polesine e Bassano del Grappa. Si laureò in legge nel 1891, con una tesi intitolata "I doveri del ricco proprietario di fronte alla ricchezza nazionale e ai lavoratori del suolo" .

A Piazzola sul Brenta, attorno a villa Contarini (la quale fu oggetto di ampie opere di miglioramento e di lavori conclusi nel 1926, con la "sala delle conchiglie") creò il polo industriale più vasto della provincia di Padova, con stabilimenti tessili, fornaci, fabbriche di concimi, centrali idroelettriche che fornivano  energia agli opifici e alla Villa.

Furono anche ampliate le redditizie cave di ghiaia sul Brenta.

Nel 1902 fu creato cavaliere del lavoro e nel 1903 fu eletto deputato per il collegio di Monselice-Este. Camerini era un liberale, sostenitore dell'istruzione primaria gratuita, del suffragio universale e dell'imposta progressiva. Fu rieletto ininterrottamente fino al 1913. Interventista già all'epoca della guerra di Libia, sostenne la partecipazione italiana alla prima guerra mondiale.

Alle maestranze delle industrie Camerini venne affidato un appezzamento di terreno con casa di abitazione, le 'Case Camerini', caratteristiche per la loro particolare architettura, sobria e razionale e tuttavia di un certo pregio. L'intero territorio cittadino venne diviso secondo uno schema geometrico con gli incroci segnati da un modulo di quattro 'Case Camerini' ad ogni angolo. Altra manovalanza venne sistemata in 'case a schiera'nei pressi degli opifici.  Una operazione urbanistica che va oltre la semplice filantropia, ed è anzi un interessantissimo esempio sociologico di oculato investimento industriale, poi fallito dapprima per la pesante opposizione del regime fascista ed infine per la nuova economia globalizzata.

Ad inizio Novecento Camerini provvide al collegamento ferroviario con Padova e la stazione fu nodo della linea 'Ostiglia', ferrovia con funzioni militari tra Treviso e Mantova. Interessanti le caratteristiche case ferroviarie (le cosiddette 'carovane') e la stazione con linee di gusto eclettico-liberty.

La crisi post-bellica portò alla vendita di buona parte dei terreni di proprietà della famiglia e a ristrutturazioni o alienazioni di diverse attività. Fu comunque ampliata fino a Carmignano la ferrovia da lui voluta e già inaugurata nel 1911 nel tratto Padova-Piazzola. Viene anche costruito su sua iniziativa il ponte sul Brenta tra Piazzola e Campo San Martino.

Camerini arrivato alla cinquantina si dedicò maggiormente all'arte e agli studi. Pur non prendendo parte al nuovo regime fascista, viene nominato duca nel 1925. Abbandonò quindi gli affari a seguito della crisi del 1929, che sgretolò definitivamente il patrimonio della famiglia.

Dopo un lungo periodo di abbandono nel secondo dopoguerra, nel 1969 la villa fu acquistata da Giordano Emilio Ghirardi, docente Universitario di fisiologia Umana e fondatore dell’industria farmaceutica SIMES, quindi aperta al pubblico, grazie ai restauri promossi e sostenuti in primis dallo stesso Ghirardi e alla tutela dell'Ente Ville Venete (oggi Istituto Regionale). La villa è dal 1986 sede della fondazione Ghirardi e ospita attività ed eventi culturali.

L’intero complesso è stato acquisito nel 2005 dalla Regione del Veneto, che ha dato il via ad una graduale campagna di restauro e ad un importante programma di valorizzazione culturale del complesso.